They’re Women & They Work: Why Does Italy’s La Repubblica Refuse to Name Translators? – An Open Letter to Sheryl Sandberg

Leggete in italiano: Una lettera aperta a Sheryl Sandberg.

In a simultaneous release with the American edition, the new and controversial book by Sheryl Sandberg, Facebook’s CEO (Lean In: Women, Work and the Will to Lead), will appear in Italy under the title Facciamoci Avanti.

In the “Culture” section of the March 10, 2013 La Repubblica newspaper, Italy’s largest, a three-page spread appeared to promote Sandberg’s book and ideas. The article was signed Enrico Deaglio. 

Sandberg’s two Italian translators, however, Sara Crimi and Laura Tasso, were invisible. Their names appeared nowhere. 

no translatorThis is not a one-time oversight. La Repubblica repeatedly and categorically refuses to name translators in features and reviews of translated books. Over the years, repeated letters of complaint to La Repubblica’s editors have either been ignored or met with derision.

Other Italian publications follow suit. For example, in a March 8th feature on Facciamoci Avanti in the Italian magazine Panorama, writer Antonella Sbriccoli also omitted the  translators’ names. (Panorama is owned by Mondadori, the publisher of Facciamoci Avanti in Italian.)

To give some perspective: La Repubblica is Italy’s largest daily newspaper. Panorama is Italy’s largest weekly news and information magazine. Translated tradebooks represent two-thirds of all books published in Italy, and women are the vast majority of English-to-Italian literary translators. And yet, as far as major magazines and newspapers are concerned, books magically appear in Italian without the involvement of a translator.

No Peanuts! for Translators recognizes that the refusal to name translators contributes to a climate in which language professionals – and Italian literary translators are now among the lowest paid in the West – can be paid like monkeys. Their work is so insignificant that there’s no reason we should even know their names.

More importantly, editorial policies that ignore translators are not solely a slight against cultural work generally and translators specifically; they have the clear effect of rendering the work of women invisible.

We think Sheryl Sandberg ought to care about that.

Ms. Sandberg, No Peanuts! respectfully asks you to do two things.

First, please contact La Repubblica to add your voice to a growing protest against that newspaper’s policy of ignoring translators. (Under Italian law, by the way, the failure of a news medium to name the translator of a work is actually illegal. Newspapers like La Repubblica ignore this law because they know no translator who intends to keep working will ever lodge a formal complaint.)

Second, whenever you are interviewed by journalists in the foreign press in future, would you ask for assurances that your translators will be named in any medium or venue in which your book is mentioned?

A commitment on your part will help turn this tide.

Sheryl Sandberg can be contacted on Twitter at @sherylsandberg, or write to her organization: partners@leanin.org, info@leanin.org, press@leanin.org.

LinkedIn members with paid premium accounts can send her InMail directly.

Neither her personal Facebook profile nor the Leanin “community” page allows FB mail, but Facebook members can go to http://leanin.org/book,https://www.facebook.com/leanincommunity, or (in Italian) https://www.facebook.com/FacciamociAvanti and leave comments.

In Italian, the book’s page is here on twitter: @MiFaccioAvanti.

Write to Antonella Sbriccoli at antonella.sbriccoli.7@facebook.com.

Write to the editors of La Repubblica: v.zucconi@gmail.com; larepubblica@repubblica.it; rubrica.lettere@repubblica.it; servizioclienti@repubblica.it.

No Peanuts! is attempting to develop better contact information for Ms. Sandberg. If any NP! supporters can shed any light, we’d be grateful.

[No Peanuts]

“Repubblica” non distingue uno Shuttle da una stazione spaziale

Repubblica ci regala un altro bell’esempio d’incompetenza giornalistica in questo articolo, a firma di Matteo Marini, nel quale si sostiene che in questo video ci sia un “enigma”costituito da UFO visibili “dagli oblò della ISS”.

Tanto per cominciare, il video non mostra la Stazione Spaziale Internazionale (ISS), ma il vano di carico dello Shuttle. Non distinguere uno Shuttle dalla ISS, in un articolo dedicato allo spazio, è come confondere una Smart con una casa in una rivista di architettura. O un gatto con una pantera in un documentario sugli animali.

E non c’è nessun “enigma”: i puntini che si vedono muoversi non sono veicoli alieni lontani, ma i soliti frammenti e detriti che accompagnano qualunque veicolo spaziale. Si muovono perché lo Shuttle sta facendo manovre (e quindi si sposta rispetto ai detriti che lo attorniano), perché sono spinti dal getto dei motori di manovra o perché interagiscono con la microgravità del veicolo o con il campo elettrostatico che lo circonda. Tutto qui. Roba vecchia e straconosciuta. Lo Shuttle, fra l’altro, non vola più dal 2011. 

Suvvia, Repubblica: costerebbe molto far scrivere gli articoli da qualcuno che sa di cosa sta parlando?

[Il Disinformatico]

Il motivo per cui moltissime persone questa mattina si sono risentite per questo articolo di Repubblica sulla morte di Aaron Swartz sono facili da intuire. Si tratta di una tragedia che ha colpito una persona che ha avuto per tutta la sua breve vita a cuore le stesse cose che ci interessano e ci sembrano importanti. Personalmente non pretendo che la condivisione della cultura, la libera espressione e l’accesso aperto alle fonti informative debbano essere patrimonio ed aspirazione di tutti. Per la verità non sono nemmeno sempre sicuro si tratti della soluzione ad ogni problema. E sebbene io sia anche convinto che non è un caso se i due peggiori articoli sulla morte di Swartz che mi è capitato di leggere in questi giorni siano comparsi sui due maggiori quotidiani italiani (anche quello del Corriere firmato da Massimo Gaggi non scherza) e possano almeno in parte essere inquadrati in quel campo di distorsione che certa stampa dedica ai fenomeni sociali che in qualche misura la minacciano e la mettono in discussione, io trovo che il tono e gli accostamenti, più ancora dei contenuti dell’articolo scritto dall’inviato a New York di Repubblica Angelo Aquaro, siano plausibili ed adeguati alla notizia che commentano solo per chi davvero non ha capito. Al di là della assurda indelicatezza di paragonare la morte di Aaron a quella di un divo del rock (per poi definirlo più avanti “guru riluttante”) , ben oltre la frase che ha fatto imbestialire molti (me compreso) sui “tanti, troppi smanettoni depressi come lui, entusiasti delle macchine e con la testa nelle nuvole, nei mille cloud che custodiscono i nostri dati e le nostre vite”, affermazione senza prove figlia di un provincialismo imbarazzante, sono tutte le parole usate ed il tono da romanzetto rosa utilizzato nell’articolo a colpire e sembrare davvero fuori luogo. Aquaro scrive usualmente così, con una teatralità un po’ plastificata da grande autore incompreso, noi ovviamente non abbiamo troppi titoli per sottolinearlo. 99 volte su cento tutto questo non significa poi molto. Nel caso della morte di Swartz l’alberonismo applicato da Aquaro ai temi tecnologici diventa invece improvvisamente insopportabile. Tim Berners Lee e Lawrence Lessig, piangono pubblicamente la morte di un giovane difensore dei diritti di rete, i grandi quotidiani di tutto il mondo ne trattano con cordoglio ed ammirazione, solo Repubblica trova la maniera di fare scrivere al riguardo un signore che nella migliore delle ipotesi non ha capito. Nella peggiore ha capito ma non gliene frega nulla.

Massimo Mantellini » Il guru riluttante

Non è sabotaggio: è proprio che nel gruppo Espresso/Rep nessuno osa correggere gli intoccabili, anche quando sparano delle cazzate spettacolari come quella di Saviano. D’altronde anche i loro lettori sono abituati a non discutere, incrollabili nelle proprie certezze di giusti.

[…] [Q]ueste pagine, in poco più di una settimana, hanno ricevuto oltre 1000 visite, e su Twitter in molti hanno esplicitamente chiesto a Ezio Mauro e a Repubblica di rispondere dei plagi e delle balle pubblicate dal corrispondente a Pechino.
Ma Ezio Mauro tace, come se la vicenda non minasse gravemente la credibilità di un importante quotidiano: evidentemente dalle parti di Largo Fochetti sono in preda a una grave forma di “Sindrome di Fonzie”, il morbo che ti fa emettere solo borbotti incomprensibili nel momento in cui dovresti semplicemente dire “ho sbagliato”.
Ribadisco: Zakaria, stella del giornalismo americano, sospeso per un mese per un plagio di 10 righe. Visetti, tranquillamente al lavoro dopo il furto di almeno due articoli e una quantità imprecisata di inesattezze e storie esagerate ad arte.
Repubblica sta facendo una pessima figura: nel cortile dei media italiani, somiglia sempre di più al ragazzino grosso e viziato che ti ruba il pallone, sicuro di farla franca perché viene da una famiglia importante. Ma i bulli di Largo Fochetti non si accontentano del furto: appena girato l’angolo si ripuliscono della polvere della baruffa e continuano ad apparire pensosi, riflessivi, inattaccabili nella loro pretesa superiorità morale e deontologica. […]

Costa FTW.

(Contesto / In precedenza…)

[Il contesto qui]

Meritoriamente oggi Repubblica segnala che Barack Obama ha ricordato il 39esimo anniversario della sentenza della Corte Suprema Roe contro Wade del 1973 che ha liberalizzato l’aborto in America. I meriti finiscono qui.

Il titolo spiega che Obama ha detto che bisogna ridurre gli aborti. «Un intervento shock», chiosa il sommario. «Parole forti» si legge nell’articolo. Chi sia rimasto scioccato, a parte Repubblica, non è dato saperlo.

Non so se è chiaro: Obama ha difeso la libertà di scelta delle donne e, contemporaneamente, ha aggiunto che spera in una diminuzione, in realtà non degli aborti, ma della “necessità di abortire”. «Un intervento di buon senso» e «parole banali», sarebbero stati i commenti adeguati.
Ovvio che uno voglia meno aborti, anche se è favorevole al diritto di interruzione di gravidanza. O no? Scioccante e fortissimo sarebbe stato un auspicio presidenziale per un numero maggiore di aborti, o anche solo della necessità di abortire, non il contrario. E invece Repubblica ha scritto il contrario.

Ragionate sul motivo di questo incredibile scivolone ideologico e, soprattutto, sul fatto che a Repubblica certo non lo reputano uno scivolone. Come può accadere una cosa del genere? Come può una frase giustamente di buon senso pronunciata dall’icona del progressismo liberal, mica del Papa, diventare «scioccante» e «forte» sulla Bibbia del leftism italiano?

I republicones ovviamente non sono novelli Erode e nemmeno vetero mangiatori di bambini in salsa di vongole. Ci mancherebbe. A muoverli è soltanto il riflesso condizionato di un laicismo integralista e scemo secondo cui essere militanti del diritto della donna di scegliere se interrompere o meno la gravidanza equivale a battersi perché ci siano più aborti. Ovvero la caricatura che il fronte pro-life, evidentemente con qualche ragione, fa degli abortisti assassini.
Questo riflesso condizionato laicista non è soltanto integralista e scemo, è anche pericoloso per chi, diciamo come me e Obama, difende sul serio il diritto di scelta delle donne e considera perlomeno serio il problema posto da un’interruzione di gravidanza. Ma se il fronte laico, con scivoloni rivelatori come questo, considera “scioccante” l’augurio che venga meno la necessità di abortire, la partita contro i pro life – già moralmente complicata – è persa in partenza.

Camillo » Intervento shock (via @francescocosta)

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