sir alex ferguson si ritira da allenatore del Man Utd e smentisce subito voci che lo vedono a breve come segretario del PD
— gianni ricotta (@giaricotta) May 8, 2013
sir alex ferguson si ritira da allenatore del Man Utd e smentisce subito voci che lo vedono a breve come segretario del PD
— gianni ricotta (@giaricotta) May 8, 2013
“Maledetti… l’avete fatto!” (Isola Virtuale su FF)
@welikechopin questo ha due minuti di vita ma merita la #topten: twitter.com/alessiamos/sta…
— Alessia Moscardelli (@alessiamos)
No, ma vi rendete conto?
L’idea che la notizia di ieri sia un “no di Renzi al governo Bersani“, anzi, proprio l’idea che esista ancora in campo l’ipotesi di un “governo Bersani”, nonostante le settimane di trattative andate a vuoto e i due giri di consultazioni – due, non uno – che lo hanno affondato, testimonia il livello di paranoia a cui è arrivato il Partito Democratico.
Che esistano oggi soltanto due alternative – un governo con il PdL o le elezioni – non è più un’opinione: è banalmente un fatto. Provato e certificato, oltre che dalle consultazioni fallite di cui sopra, anche semplicemente dai numeri in Parlamento e dalle stesse decisioni di Napolitano, che il PD non ha contestato. Di cosa si sta discutendo ancora? A me piacerebbe ci fosse in campo l’ipotesi di un governo Bersani, dato che l’ho votato, ma non c’è. Dire oggi “no di Renzi al governo Bersani” è come dire “no di Renzi al governo Tinagli” o “no di Renzi al governo Vendola”. Ipotesi che non esistono, salvo che Tinagli e Vendola non hanno ancora provato a costruire una maggioranza in Parlamento mentre Bersani sì, e non ci è riuscito.
È la realtà, non Renzi, a mostrare a questo punto solo due strade: il governo con il PdL o il voto. Non è bello, viene da urlare ogni volta, ma è così. Pensare di mettere sullo stesso piano Renzi e Berlusconi, ancora, e pensare di attaccarli e indebolirli attribuendo loro la posizione più logica e tenendo per sé quella più fuori dalla realtà, perché autoconsolatoria e autoconservativa, è un esempio perfetto del tipo di atteggiamento settario che ha contribuito a portare il Partito Democratico al minimo storico: parlare soltanto ai propri strettissimi, nemmeno a tutti i propri elettori, che già sarebbe poco, ma proprio solo ai militanti, anche se diventano sempre di meno, e poi meno ancora, e poi meno ancora, anche a costo di costruirsi una pacioccosa realtà parallela, e marchiare come traditori, fascisti e berlusconiani chiunque provi a dire un’altra cosa. Il tutto anche quando le cose sono, a volerle guardare, chiare come l’acqua: per avere il governo Bersani bisognava vincere le elezioni.
[…] La situazione è spinosa. Credo non ci siano le prove provate per affermare con certezza che il PD ha attivato un gruppo di “attivisti digitali” il cui focus purtroppo non è stato fare campagna elettorale o promuovere le idee del partito, ma aggredire sistematicamente e in modo organizzato e di gruppo il dissenso online su Twitter.
Ci sono però tutti gli elementi per sospettarlo. Ognuno si faccia la sua opinione.
[…]
Di certo c’è il fatto che il gruppo dei Trecento ha rivendicato, attraverso il suo coordinatore, un’azione di massa e organizzata di attacco a un blog che esprimeva dissenso verso la linea Bersani.
Per me, elettore PD, è una cosa gravissima (come metodo: gli esiti sono da ridere). E trovo ancora più grave che sia riconducibile al partito.
Mi chiedo se la dirigenza PD ne è al corrente e cosa ne pensa.
Come avreste reagito se una cosa simile fosse stata fatta dai berlusconiani o dai grillini più ultras? Pensateci.E’ anche inoppugnabile che al suo interno ci sono protagonisti degli attacchi sistematici su Twitter a chi non sposava la linea Bersani. Un caso? O no?
Ciò che è evidente, però, è un dato politico: finite le Primarie, le forze a supporto di una parte del PD (quella bersaniana) sono state cooptate per gestire la comunicazione del partito per intero.
Si sono, cioè, presi i miliziani di una parte (gente che non va esattamente per il sottile e a cui è toccato il lavoro sporco) e li si è messi a comunicare con tutti e per conto del partito. Hanno fatto danni enormi per inesperienza, insipienza, inconsistenza dei responsabili, limiti personali dei protagonisti.
Chi li ha messi in quel ruolo ha fatto un errore evidente. (Già, chi?)Questo ha fatto sì che la comunicazione sui social network fosse un fallimento da ogni punto di vista, con elettori dubbiosi mandati via, derisi, aggrediti, offesi. Ieri erano in tanti a lamentarsi di questo. Un ottimo modo per perdere voti. […]
Suzukimaruti » Antifascismo riflessivo: riflessione sul bruto che c’è in noi
Che poi mi fa ridere - e uso “ridere” in senso ironico, ovviamente - il fatto che a sinistra qualsiasi prevaricazione interna sia alla fine sempre “fascista”, “squadrista”, come se da quella parte stalinismo ed estremismi letali vari non fossero mai esistiti e si dovesse sempre trovare un paragone esterno.
Primarie #Pd per il Campidoglio: Marino, Gentiloni, Marroni, Sassoli, Prestipino. Sarà sindaco un grillino, preso a caso, su un marciapiede
Nel cazziatone del presidente Napolitano a Repubblica c’è una frase che, da sola, sintetizza magistralmente vent’anni di anti-berlusconismo di maniera e le sue conseguenze:
«tendenziosità tale da fare il giuoco di quanti intende colpire»
C’è tutto. Chi vuole approfondire trova molto anche nella lettera che qualche mese fa Matteo Renzi scrisse a Libertà e Giustizia. Nel mio piccolissimo, quello che penso lo avevo scritto qui e lo ri-pubblico di seguito.
Fini e mezzi sono cose diverse ma non distinte. Prendiamo Berlusconi e la destra italiana. I mezzi di Berlusconi si saldano ai suoi fini in un’ideologia e in uno stile precisi e omogenei: la demagogia, le bugie, la violenza verbale, lo scarso rispetto verso le istituzioni, l’associare i propri avversari a dittature del passato, la superficialità, la speculazione elettorale sulle paure delle persone, l’uso strumentale dei giornali vicini per colpire gli avversari, la malafede, l’idea delle piazze e delle raccolte di firme come surrogato delle elezioni e del Parlamento, e per quanto ancora si potrebbe continuare? I mezzi determinano e condizionano i fini, che a loro volta ispirano i mezzi. In ultima istanza, fanno parte dello stesso calderone e determinano che tipo di posto che vuoi costruire.
Io non sopporto nulla di Berlusconi. Quando immagino un’alternativa a Berlusconi penso a un’alternativa sia ai suoi fini che ai suoi mezzi: le due cose non sono scindibili. Invece un bel pezzo della sinistra italiana – quello che generalizzando e convenzionalmente viene chiamato “antiberlusconismo” – pur perseguendo fini diversi da quelli di Berlusconi, utilizza parzialmente o totalmente i suoi mezzi: la demagogia, le bugie, la violenza verbale, lo scarso rispetto verso le istituzioni, l’associare i propri avversari a dittature del passato, la superficialità, la speculazione elettorale sulle paure delle persone, l’uso strumentale dei giornali vicini per colpire gli avversari, la malafede, l’idea delle piazze e delle raccolte di firme come surrogato delle elezioni e del Parlamento, e per quanto ancora si potrebbe continuare?
Penso che un’eventuale vittoria su Berlusconi conseguita con questi mezzi non sarebbe una vittoria di cui andar fieri: non sarebbe una vittoria piena e forse non sarebbe nemmeno una vittoria. Questo è un discorso vecchio e noto, tutt’altro che moderato o centrista: è il discorso molto popolare a sinistra sulla necessità di superare e arginare il berlusconismo, oltre che Berlusconi. A parole tutti sono d’accordo, solo che si fa molta fatica a metterlo in pratica. In questo senso il problema della sinistra italiana non è che è troppo antiberlusconiana. È che non lo è abbastanza.
Francesco Costa » Vent’anni di “antiberlusconismo” in una frase
Citato integralmente, perché merita.
Ascoltare questi piddini che dopo il “contrordine compagni, Renzi è buono” devono spiegare il “contrordine, con Grillo si può fare il governo”
— Sofia Ventura (@Sofiajeanne) February 27, 2013
Bersà, gli hai dato una bella smacchiata, si. Proprio bella. Se facevi un altro mese di campagna elettorale, ce lo beccavamo altri 5 anni.
“io figlio di meccanico, lui miliardario” m’ha tolto infine qualsiasi dubbio: non è che gli escano accazzo, le pensa proprio tali e quali
— makkox (@makkox) February 22, 2013
Giustizia sociale a orologeria? Fino a un mese fa Giulia Ichino era una brava editor: poi il padre cambia lista e lei retrocede a raccomandata
— enrico mentana (@ementana) February 8, 2013
Bersani prima ha fatto l’alleanza con Vendola, e alla fine ha dovuto chiedere a Renzi di portare un po’ di voti
— antonio polito (@antoniopolito1) February 6, 2013
Il PD, l’unico partito al mondo che esulta quando la gente che lo compone, e i rispettivi elettori, se ne vanno.
— Giovanni Fontana (@Distantisaluti) Dicembre 24, 2012
[…] Ho fatto la prova con molti elettori “de sinistra” portandoli davanti a questo osso, chiedendo loro: “Ma se è sicuro che con Renzi andate a vincere le elezioni perché non lo votate adesso, alle primarie?”. Incredibile, neppure questo argomento li smuove perché prevale, nella grande maggioranza, il riflesso condizionato dell’appartenenza, scorgono in Renzi un estraneo e non lo votano perché la sinistra non si libera dal complesso di superiorità morale, preferiscono ancora la scelta minoritaria. […]
Pietrangelo Buttafuoco » Renzi spieghi che se vince Bersani, c’è Monti. E trasformi la sua faccia in slogan.