Come usa Instagram un principe saudita

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L’Arabia Saudita è uno dei regimi più chiusi del Medio Oriente. Noto, tra le altre cose, per una interpretazione particolarmente conservatrice dell’Islam e per la mancanza di diritti delle donne.

La maggior parte dei membri della famiglia Reale, che conta più di mille tra principi e principesse, sono noti per la loro riservatezza. Ma finalmente, grazie a Instagram, il mondo ha una finestra sulla vita – e sull’abbigliamento – di un principe saudita.

Fahad Al Saud (titolo completo: sua altezza reale principe Fahad Al Saud, d’ora in avanti solo principe Fahad) è un giovane membro della famiglia reale, laureato in ingegneria a Stanford. Nella sua biografia si definisce un «filantropo innovativo», ha lavorato come analista per Facebook, è stato un consulente della Nato e adesso lavora per il governo saudita, dove si occupa di cyber-tecnologie (nota a margine: l’Arabia Saudita applica una severissima censura a Internet). Principe Fahad ha anche un account privato di Instagram. Che, in pratica, è una carrellata di autoscatti con outfit improbabili, di cui Principe Fahad però sembra molto fiero.

BuzzFeed l’ha scoperto, e ha messo in circolazione le foto più notevoli. [Da notare] la passione per le unghie e gli occhiali.

[Rivista Studio]

La stessa Studio, su Twitter, lo definisce “Il più tamarro account di Instagram che abbiate mai visto”. No, non avete idea.

L’ambasciatore della Repubblica Ceca a Washington, il sig. Petr Gandalovič, sabato scorso era molto preoccupato. E non soltanto per la vasta eco dell’attentato di Boston, ma anche perché in molti, online, confondevano la Cecenia – patria dei fratelli Tsarnaev – col paese da lui rappresentato (in inglese rispettivamente Czech Republic e Chechnya). Per far fronte all’equivoco, l’ambasciata di Praga negli States ha pubblicato una dichiarazione di Gandalovič che specifica, immaginiamo un po’ contrariato, che lo stato dell’Europa centrale poco o nulla ha a che fare con la repubblica federale russa. […]

Rivista Studio » Cecenia ≠ Repubblica Ceca

Il facepalm del giorno.

Posted without comment.
(via @francescocosta)

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(via @francescocosta)

Resentment of the Day: An Israeli Soldier’s Instagram of a Palestinian Boy

A chilling Instagram photo recently uploaded by an Israeli soldier of a presumably Palestinian boy in the crosshairs of a sniper rifle scope has sparked outrage on the web, even prompting an official investigation by the Israeli Defense Force within the sniper unit that the uploader has been assigned to. Mor Ostrovski, the 20-year-old soldier who uploaded the image, has since closed his Instagram account and defended his action by saying that he didn’t take the photograph but simply found the photo on the Internet.

[The Daily What]
C’è un dubbio tecnico grande come una casa, qui, ma anche ammettendolo non mi pare che postare una foto simile su Instagram sia stata una furbata.

Resentment of the Day: An Israeli Soldier’s Instagram of a Palestinian Boy

A chilling Instagram photo recently uploaded by an Israeli soldier of a presumably Palestinian boy in the crosshairs of a sniper rifle scope has sparked outrage on the web, even prompting an official investigation by the Israeli Defense Force within the sniper unit that the uploader has been assigned to. Mor Ostrovski, the 20-year-old soldier who uploaded the image, has since closed his Instagram account and defended his action by saying that he didn’t take the photograph but simply found the photo on the Internet.

[The Daily What]

C’è un dubbio tecnico grande come una casa, qui, ma anche ammettendolo non mi pare che postare una foto simile su Instagram sia stata una furbata.

Tedesco a chi?

Il compositore Franz von Suppé era tanto celebre per le sue operette da essere chiamato “l’Offenbach tedesco”.

Franz_von_Suppé

Suppé però era nato a Spalato (secondo alcuni su una nave al largo di Spalato), in Dalmazia. La città apparteneva allora all’Impero austriaco e oggi alla Croazia, ma storicamente (e fino al 1798, appena 21 anni prima della sua nascita) alla Repubblica di Venezia; la lingua parlata in città era l’italiano, come dimostra il suo vero nome: Francesco Ezechiele Ermenegildo Cavaliere Suppé Demelli.
Il cognome Suppé gli veniva dal padre, di origine belga, mentre la madre Demelli era viennese di origine italiana.
Suppé è poi cresciuto a Zara (sempre in Dalmazia), ha studiato in Italia e in seguito è vissuto e morto a Vienna. Era austriaco secondo le pagine di wikipedia in italiano, inglese, tedesco, russo, olandese, svedese, polacco e francese; secondo quella spagnola era austroungarico (con tutto che l’Impero austroungarico è nato solo nel 1867, 48 anni dopo la sua nascita) e secondo quella portoghese era addirittura croato (!).
Comunque, niente a che vedere con la Germania.
Offenbach, invece, lui sì era tedesco!

[Casi Paologici]

manga-ascoltare

Manga, che letteralmente tradotto vuol dire…un po’ quello che cazzo vi pare

Poco tempo fa abbiamo pubblicato questa foto  sulla nostra pagina facebook.

Vabbè, negli anni se ne sono sentite di cotte e di crude. “Manga” poteva essere tradotto come “disegni divertenti” , “immagini libere”, “disegni stravaganti”, “schizzi”, “caricature” etc., ma che addirittura esistesse, nella pur complessa lingua giapponese, una traduzione così distante delle altre è stata per noi una scoperta sconvolgente.

La Feltrinelli, la foto è stata scattata all’interno di una delle librerie del colosso editoriale, attraverso i suoi potenti mezzi e dopo aver strappato alle case editrici concorrenti le eccellenze nel campo dello studio della lingua e della letteratura giapponese, è quindi giunta a questa sconcertante scoperta?

Questo è quello che pensavamo. Purtroppo il nostro entusiamo è stato presto smorzato dal commento di uno dei nostri lettori, Andrea Zazzi, il quale, seraficamente, ha linkato sul nostro profilo FB questo illuminante link.

http://it.wikipedia.org/wiki/Manga

Dunque, tutti gli sforzi profusi dalla Feltrinelli per dirimere finalmente la spinosa questione rispetto all’origine etimologica del lemma “manga” sono stati vanificati da un ricercatore fannullone che, incorrendo nella più incredibile delle sviste, si è fermato, mangiando il suo untuoso panino mentre sullo schermo di destra guardava lascivamente un film porno di infima categoria, ne siamo sicuri, alla prima riga della pagina di wikipedia?

La riportiamo qui sotto per maggiore chiarezza

Manga (漫画 manga?ascolta[?·info])

Oppure, per chi, come noi, ama ancora sognare, questo è solo il primo passo verso un mondo felice dove ogni parola potrà essere tradotta come “ascolta”, dove ogni conflitto si risolverà aprendosi all’altro, collegandoci tutti in una comunità aperta al dialogo dove la riflessione precederà il dialogo e il dialogo l’azione? Il carattere utopistico che era proprio di Giangiacomo Feltrinelli (che letteralmente tradotto vuol dire “ascolta”) fondatore del gruppo, ha finalmente cominciato ad essere recepito dai suoi capitalistici successori?

Noi vogliamo crederlo.

Tu, lettore, ricorda questo monito: “Prima di parlare, manga”.

[Conversazioni sul fumetto]

L’incredibile storia del blog Cartellopoli. Lo sappiamo che c’è uno scempio civile al giorno ormai a Roma, ma questo è particolarmente amaro.

Un autentico ma purtroppo ennesimo momento nero per questa città. L’impegno civico diventa “vandalismo”; i volontari anti-degrado diventano “devastatori” della città. E un giudice ci crede. Leggete qui la vicenda del blog Cartellopoli. Tale incredibile scandalo civile servirà almeno a far sì che i temi della cartellonistica più o meno abusiva entrino nella campagna elettorale dei prossimi mesi per il rinnovo dell’amministrazione cittadina?

[Roma fa schifo]
Questa è la città in cui vivo. E la “piazza” nella foto è a circa un chilometro da casa mia. Ricordatevelo la prossima volta in cui passeggiandovi da turisti, abbagliati da monumenti tenuti comunque male, non noterete i cartelloni, i venditori abusivi, i camioncini tamarri delle bibite (appartenenti tutti a una stessa famiglia che vanta guarda caso un assessore!), i parcheggi selvaggi, le zone pedonali violate con impunità, insomma il degrado generale, e vi verrà da pronunciare la grande bugia: «Ma quant’è bella Roma!».

L’incredibile storia del blog Cartellopoli. Lo sappiamo che c’è uno scempio civile al giorno ormai a Roma, ma questo è particolarmente amaro.

Un autentico ma purtroppo ennesimo momento nero per questa città. L’impegno civico diventa “vandalismo”; i volontari anti-degrado diventano “devastatori” della città. E un giudice ci crede. Leggete qui la vicenda del blog Cartellopoli. Tale incredibile scandalo civile servirà almeno a far sì che i temi della cartellonistica più o meno abusiva entrino nella campagna elettorale dei prossimi mesi per il rinnovo dell’amministrazione cittadina?

[Roma fa schifo]

Questa è la città in cui vivo. E la “piazza” nella foto è a circa un chilometro da casa mia. Ricordatevelo la prossima volta in cui passeggiandovi da turisti, abbagliati da monumenti tenuti comunque male, non noterete i cartelloni, i venditori abusivi, i camioncini tamarri delle bibite (appartenenti tutti a una stessa famiglia che vanta guarda caso un assessore!), i parcheggi selvaggi, le zone pedonali violate con impunità, insomma il degrado generale, e vi verrà da pronunciare la grande bugia: «Ma quant’è bella Roma!».

The worst album sleeves of all time - in pictures

At least the picture fits the title

[guardian.co.uk]
Nel caso ve lo chiedeste: sì, fra le dodici scelte Kevin Rowlands c’è.

The worst album sleeves of all time - in pictures

At least the picture fits the title

[guardian.co.uk]

Nel caso ve lo chiedeste: sì, fra le dodici scelte Kevin Rowlands c’è.

Originally Posted By thedailywhat

thedailywhat:

Lights Out: You’re having a nightmare right now. When you wake up, you’ll realize this is just a creative — and very creepy — entry in a cover song contest for Justin Bieber’s “Boyfriend.”

Just kidding. You’ll never wake up. This is actually your girlfriend now. So, um, enjoy that, I guess.

[geekosystem]

[Per il contesto, accomodatevi.]

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