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Antisemitismo a sinistra è un libro – informato quanto pacato – pubblicato da Gadi Luzzatto Voghera per Einaudi e accolto nel silenzio glaciale della sinistra (lo steso si potrebbe dire di Simon Levis Sullam, L’archivio antiebraico, Laterza). Se il complesso della sinistra fosse scesa dal piedistallo e avesse voluto con interesse, ma anche con reale intenzione di sapere, affrontare un problema che ha, avrebbe intanto capito che l’antisemitismo a sinistra e di sinistra ha una storia, presenta sfaccettature, versioni diverse, immagini ripetute, iconografie spalmate lungo l’asse di tutte le sue diverse “anime”: Ma quel tema (e da ultimo quei libri) non sono mai entrati nella riflessione pubblica a sinistra, perché presuntuosamente una parte consistente del vissuto di sinistra e a sinistra quel tema lo avverte come un fastidio, come se qualcuno pretendesse di fare degli esami di democraticità a qualcuno che per definizione – collocandosi a sinistra – non ha bisogno di superare.
Così periodicamente a seconda dei momenti o dei contesti quel tema e quel sentimento, mai affrontato, solo retoricamente respinto come se qualcuno offendesse il buon nome di qualcun altro solo a proporlo, riaffiora potente nell’immaginario. Riemerge con la stessa facilità e convinzione con cui si fa strada la sindrome del complotto, una visione della realtà che non appartiene solo ai cultori dei Protocolli dei Savi Anziani di Sion, ma anche a molte altre frange politiche, a molte altre tendenze culturali.
Può essere che nel “Giorno della Memoria” quel sottofondo culturale si attenui, ma in realtà entra “solo in sonno”. Poi a seconda della situazione o degli umori ritorna, potente. Appunto perché quella convinzione appartiene a una sfera di idee che non si risolve una volta per tutte.
Il primo passo dunque nasce dalla presa d’atto che l’antisemitismo a sinistra c’è, è diffuso e ha una sua storia (oltre che una sua cultura). Ovvero non è un incidente di percorso o un lapsus. Ma quel primo passo a sinistra non è stato ancora fatto. È uno dei tanti segnali di una “sinistra bloccata”.
[David Bidussa su linkiesta.it]