Un’opinione pubblica (e giovanilistica) con la bacchetta in mano 24/7, catechizzatrice e moralizzatrice di una “casta” di “corrotti”: eppure pronta a ribellarsi se il diritto a scaldare una seggiola della biblioteca le viene soltanto sfiorato. Permalosa e testarda, non incapace di leggere tra le righe di una monito sacrosanto ma che ostinatamente si rifiuta, colpita nell’orgoglio anche se i bersagli veri erano quei fannulloni che tanto vengono vituperati nei soliti slogan. Rimane, ancora una volta, l’indignazione fine a se stessa, la rivendicazione perenne dello status di “prigionieri precari”, la chiusura in una corporazione orgogliosa e cocciuta. Studenti-lavoratori sulle barricate per difendere l’incompetenza dei colleghi mantenuti. Questa non ce la saremmo aspettata: chi detesta la casta è casta a sua volta.